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Selinunte in Sicilia


Selinunte

Selinunte (Alture Storiche)

Città fondata nel 628 a.c. da un gruppo di coloni Dori provenienti da Megara Hyblaea, Selinunte rappresenta una bellissima città greca a nord di Siracusa. L'area scelta era delimitata dal corso di due fiumi, il Selinon, oggi Modione, e il Gorgo di Cottone, sotto due alture, sulle quali sono state costruite l'acropoli e la città retrostante.

Sulle foci dei due fiumi, furono allestiti i porti, mentre le due colline a ovest e a est dei fiumi espitarono le aree sacre extraurbane, compresi i templi che hanno reso celeberrima questa affascinante città antica. La struttura della città è di tipo regolare, con strade che si incrociano perpendicolarmente; l'acropoli e la città erano racchiuse in un perimetro murario costruito a scopo difensivo.

Le necropoli vennero costruite ai lati dell'abitato e vicino al mare. Il gruppo di templi più suggestivo si trova sulla collina orientale di Marinella, occupata da tre templi dorici.

Il tempio F è il più antico e più piccolo al centro, è databile 550-540 a.C. e poggia su sei colonne sui lati brevi e 14 su quelli lunghi, nove metri di altezza; quattro colonne precedono il pronao e la cella allungata nasconde una zona riservata chiamata adyton, destinata forse a culti particolari, dalle due metope rinvenute sulla facciata orientale, con Atena e Dioniso che lottano contro i Giganti.

Il tempio E, nella parte meridionale è dedicato ad Hera, e venne costruito nel 460-450 a.C. La sua struttura è un tipico esempio dello stile dorico, con 15 colonne sul lato lungo e 6 colonne sul lato corto di 10 metri di altezza ciascuna con l'adyton conservato sopraelevato in una cella. Attualmente il museo di Palermo conserva il fregio della cella che comprendeva quattro metope.

Il tempio a nord, è il più grande di Selinunte copre più di 6000 mq di superficie ed è uno dei maggiori del mondo greco. Iniziato nel 530 a.c., resto incompiuto; il perimetro è di 8 colonne x 17 alte 17 metri ciascuna. Internamente la cella era divisa in tre navate sostenuta da un colonnato a due ordini prima del pronao a quattro colonne. Attualemente esiste una sola colonna in piedi oltre ad un enorme cumulo di rovine che danno però l'idea della sua grandiosità. Sull'acropoli di Selinunte vi sono resti di ulteriori sei templi.

Il tempio C nella zona nord è il maggiore ma anche il più antico della città risale infatti al 560 a.c., con perimetro di sei colonne per diciassette; le sue metope rappresentano la Quadriga del Sole, Perseo e la Medusa, Eracle e i Cercopi.

I templi A e O a sud sono molto simili, entrambi risalenti al 490 a.c. e con 24 colonne sul lato lungho. Il pronao del tempio A venne adibito dai Cartaginesi a tempio punico, per la conservazione delle figure della dea Tanit.

Il piccolo tempio B del III sec. a.C. è più recente costruito com colonne ioniche e fregio dorico.

Molto grande il tempio D, stile dorico con 34 colonne risalente al VI sec. a.c.

L'ultimo edificio sacro dell'acropoli, il "tempietto delle piccole metope", annovera bellissimi altorilievi in parte recuperati sul posto, in parte ritrovati inglobati nelle fortificazioni del 560 a.c.

Per concludere citiamo ancora, la Porta settentrionale dell'acropoli, protetta da robuste fortificazioni cartaginesi risalenti al IV secolo a.c.




Il santuario di Demetra Malophoros sorge colle occidentale della Gaggera sembra esser dedicato alla dea "portatrice di frutti", in quanto sono venute alla luce diverse statuine col corpo di donna che reggono melograni. L'area è recintata ed è possibile accedervi mediante un ingresso monumentale compreso tra due portici; all'interno vi si possono ritrovare una via sacra, i luoghi di culto dedicati alla dea dell'oltretomba, Ecate , e a Demetra, con sacelli e altari.

I resti del santuario dedicato a Giove Meilichios sono stati rinvenuti più a nord recintanti da un colonnato con sacello rappresentante il cosiddetto tempio M, più precisamente una fontana monumentale di fronte ad una gradinata, del VI secolo a.c.

Selinunte oltre che delle metope di produzione locale, è anche la patria di un efebo bronzeo risalente al 470 a.c., preziosa opera di notevoli dimensioni della Sicilia greca, e di una gran quantità di vasi, recuperati nelle necropoli.