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Città di Arezzo

Arezzo

Città e provincia di Arezzo

Città della Toscana, capoluogo della omonima provincia con 43.868 abitanti, situata a 296 m di altezza Il territorio, di 384,6 kmq in gran parte collinare con 74.992 abitanti (87.128 nel 1991), produce in abbondanza cereali, vino, olio, ortaggi e castagne. E' pure cospicua la produzione di legname. Anche le industrie sono oggi ben sviluppate, soprattutto quelle meccaniche e tessili. Anticamente il territorio fu attraversato da grandi vie di comunicazione, lungo le quali si svolgeva, in modo intensivo, il commercio del caplg. con il Valdarno, il Casentino, la val di Chiana e la val Tiberina.

La città è divisa in due parti, la più antica circoscritta ancora entro i resti delle mura medicee e la più recente costruita tra il vecchio abitato e la ferrovia. Essa non ha ottenuto uno sviluppo di grande rilievo in questi ultimi anni; è però un nodo ferroviario importante sulla Roma-Firenze, nonché capolinea di numerose linee di autocorriere.

Storia. L'antica Arretium fu città della dodecapoli etrusca. Avversaria di Roma nei secc. IV e III a. c., divenne sua alleata contro Annibale. Municipio, ebbe coloni da Silla e da Giulio Cesare. Fu centro di una fiorente industria della ceramica, con un particolare tipo di decorazioni a rilievo (aretini, vasi), largamente esportata in tutto l'impero. In età imperiale fu colonia. Diocesi sin dal sec. IV, fu sede di un vescovoconte nel sec. XI; ben presto Comune (i primi consoli sono del 1098) si vide contrastare l'espansione verso il nord della Toscana da Firenze, specialmente dopo la battaglia di Campaldino (1289).



Divisa tra i Verdi (fautori dei della Faggiola) e i Secchi (fautori dei Tarlati), fu venduta dal capitano di ventura Enguerrand de Coucy a Firenze, nel 1384, perdendo ogni rilievo politico. Nel 1799 fu la prima città della Toscana a ribellarsi ai Francesi. Durante la seconda guerra mondiale, ha subito gravi bombardamenti.

Arte. Nonostante varie distruzioni subite durante l'ultima guerra, mantiene la fisionomia monumentale, che la sua storia di florido comune medievale e d'importante centro del granducato di Toscana le ha conferito in più secoli. La pianta della città, a forma di settore circolare, racchiusa nelle antiche mura, è felicemente caratterizzata dai dislivelli di un dolce declivio.

Dal duomo e dalla fortezza medicea, costruiti sulla sommità del colle, si dipartono a ventaglio le maggiori arterie fino alle porte della città, cui fanno capo le strade che conducono rispettivamente al Casentino, al Valdarno, alla val di Chiana, alla val Tiberina. L'anfiteatro romano del sec. II è il più importante resto della città romana. Vitruvio ricorda come una curiosità il muro di cinta eseguito in laterizio anziché in pietra, ed è questa la più antica testimonianza della familiarità degli aretini con l'arte figulina: familiarità confermata del resto dagli scavi, che hanno portato alla luce molti vasi e matrici di vasi, spesso a rilievi figurati.

Per quanto riguarda il periodo medievale, distrutto il duomo vecchio nel 1561, resta, massima testimonianza dell' età romanica, la pieve di Santa Maria, costruita nella seconda metà del sec. XII e compiuta nella facciata e nel campanile fra la fine del Duecento e il principio del Trecento. Con la sua cripta, innalzata sul presbiterio, e le colonne, innestate ai pilastri, essa presenta una struttura fondamentalmente lombarda, anche se il caratteristico loggiato pisano della facciata, diviso in tre ordini sovrapposti, richiama, almeno per questa parte, esempi toscani. Nell'interno, a tre navate e dominato da una specie di cupola, l'alternarsi di grandi archi a pieno centro e di archi a sèsto acuto crea una singolare e suggestiva scenografia.

D'influenza lombarda e antelamica si rivelano anche le belle sculture del portale mediano, rappresentanti i mesi. Gotica è, invece, la nuova cattedrale, iniziata nel 1286, e i cui lavori, per il declinare della potenza aretina, si protrassero a lungo, fino al 1510. L'interno è grandioso, a tre navate, con archi sostenuti da pilastri polistili, e ornato da notevoli monumenti contemporanei come l'arca di S. Donato (1369) e la tomba del vescovo Guido Tarlati, opera di Agostino di Giovanni e Angiolo da Siena.

Conserva, inoltre, afl'reschi e vetrate di G. di Marcillat e ceramiche dei Della Robbia. Di un gotico semplice e severo è il San Domenico, che accoglie, eccezionale documento della pittura delle origini, il grande Crocifisso ligneo di Cimabue e un' antologia notevolissima di affreschi; case-torri, severi palazzi in pietra serena ed eccezionali memorie, come la casa del Petrarca (disgraziatamente distrutta durante il secondo conflitto mondiale e ora ricostruita sulle tracce rimaste), danno un accento di particolare raccoglimento a molti angoli medievali della città, la quale è ornata anche d'importanti edifici civili dell' età comunale, come il palazzo dei Priori (1333-37), il palazzo pretorio e la torre Bigazza (1352).

Quanto alla pittura trecentesca, a parte un notevole polittico di Pietro Lorenzetti in Santa Maria della Pieve, rappresentante una Madonna con Santi (1320), l'artista che può meglio studiarsi ad Arezzo è Spinello Aretino (n. 1347), affrescatore dallo stile disinvolto e composito, che, seguace talvolta assai freddo di Giotto, lasciò suoi dipinti nelle chiese della SS. Annunziata, di S. Domenico, e soprattutto di S. Francesco. Questa chiesa, iniziata nel 1322, forse su disegno di fra Giovanni da Pistoia, è tuttavia celeberrima per le Storie della Croce, che vi affrescò prima del 1466 Piero della Francesca.

Si tratta di una delle massime creazioni del nostro Rinascimento e dell'intera arte italiana, la cui visione può essere completata ad Arezzo con un'altra opera di Piero, l'affresco della Maddalena nel duomo. Largamente, nel corso del sec. XV, penetrarono ad Arezzo le conquiste fiorentine anche nella scultura: e vi giunsero opere di Andrea e Giovanni Della Robbia, e vi lavorò, come scultore e come architetto, Benedetto da Maiano, che ha lasciato il suo nome legato soprattutto al delizioso portico a sette arcate che appoggiò alla chiesa di Santa Maria delle Grazie, poco lungi dalla città.

Con un senso altrettanto squisito di reciproche proporzioni si venne formando nel corso del Rinascimento la più tipica e bella piazza di Arezzo, che fu ornata di logge dal Vasari e che da lui prese il nome, sulla quale si affacciano con perfetta armonia edifici di più secoli: la stupenda abside romanica della pieve; il grazioso palazzo della Confroternita dei Laici (1375-1460), felice innesto di Rinascimento su gotico con un rilievo di Bernardo Rossellino, rappresentante la Madonna della Misericordia, e la vela del Vasari; le Logge di questo ultimo, e infine il palazzo dei Tribunali che fu aggiunto nel sec. XVII.

nel corso del Cinquecento vennero a completare lo splendore della città la fortezza di Antonio da Sangallo, il palazzo Albergotti, le chiese di Santa Maria in Grado (Ammannati) e della SS. Annunziata (di B. della Gatta, 1491 e del Sangallo, 1517), nonché la casa dello stesso Vasari tutta decorata di sua mano e ricca di una preziosa biblioteca. Nei secoli successivi, Arezzo fu appena sfiorata dal barocco.

Sono di epoca moderna il campanile e la facciata del duomo (rispettivamente del 1859 e del 1901-14) e il monumento al Petrarca di A. Lazzarini (1928).

Il Museo Archeologico, restaurato dopo l'ultima guerra, comprende lapidi, iscrizioni, vasi italici, greci, etrusco-campani e romani; collezioni paleontologiche, bronzi etruschi e romani e specialmente notevoli vasi aretini di epoca romana.

Il Museo d'arte medievale è particolarmente ricco di sculture trecentesche, già sulle antiche porte della città, e accoglie una bella raccolta di ceramiche di varie officine italiane.

La Pinacoteca conserva, fra l'altro, un S. Francesco di Margaritone; una Madonna della Misericordia di Giovanni di Balduccio; un S. Rocco di Bartolomeo della Gatta; una Madonna e Santi di Luca Signorelli. Inoltre pitture di scuola aretina e fiorentina, nonché un dossale di Andrea Della Robbia. Il preziosissimo complesso pittorico e architettonico della Casa di Giorgio Vasari conserva un importante archivio con carte del Vasari e lettere di Michelangelo.

Provincia di Arezzo. E' la più orientale provincia della Toscana, con una sup. di 3232,8 kmq 308.964 abitanti (306.340 nel 1991), divisi in 39 comuni. Comprende il Casentino, parte del Valdarno, della val di Chiana, della val Tiberina e le valli dei fiumi Marecchia e Foglia.

nelle zone collinari, che costituiscono la maggiore superficie del territorio della provincia, e nelle zone pianeggianti prevalgono le colture di cereali, di vigneti, di oliveti, d'ortaggi edi alberi da frutta. Nelle alture, sono invece frequenti i boschi, che producono legname, e i pascoli. Presso i giacimenti lignitiferi di San Giovanni Valdarno sono circoscritte le industrie meccaniche, mentre nel Casentino si segnalano impianti per la lavorazione della lana greggia.