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Città di Ascoli Piceno


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Città e provincia di Ascoli Piceno

Città delle Marche, capoluogo di provincia con 43.041 abitanti sorge alla confluenza del Tronto con il Castellano a 154 m di altezza ai piedi delle ultime propaggini appenniniche e a 25 km dal mare Adriatico. Famosa per i suoi stabilimenti di coltura del baco da seta, viene anche ricordata per le fabbriche di ceramica, i pastifici, le lavorazioni in travertino, gli impianti elettrici. Intenso il commercio dei prodotti agricoli.

Capolinea della ferrovia per San Benedetto del Tronto, è collegata agli altri centri da numerose linee di autoservizi. Il territorio comunale, di 158,1 kmq con 50.114 abitanti (55.217 nel 1991), è circondato da tre lati da monti e gode di un clima temperato con sufficiente piovosità, che contribuisce al più rigoglioso sviluppo dell'agricoltura (orti, vigneti, frutteti, uliveti, ecc.).

Storia. Capitale dei Piceni, fu conquistata dai Romani nel 286 a. C. Fu il centro da cui iniziò la rivolta della guerra sociale e nell'89 a. C. fu distrutta da Cneo Pompeo Strabone; poi tornò a una certa importanza restando uno dei principali e più forti centri piceni. Il cristianesimo vi fu introdotto dal sec IV con S. Emidio, primo vescovo leggendario di Ascoli Piceno. Lucenzio ne fu il primo vescovo certo. Nell'Alto Medioevo, la città ebbe una vita piuttosto tempestosa: nel 544 fu occupata dai Goti; con l'invasione longobarda entrò a far parte del ducato di Spoleto, per passare in seguito sotto il dominio dei vescovi.

Divenuta, nel 1185, libero comune, partecipò attivamente alle lotte tra Chiesa e Impero, scatenando così le ire di Federico II che, nel 1242, la devastò. Sostenne, quindi, per ben tre secoli (dal 1256 al 1502) aspre lotte contro Fermo, che gli contendeva l'approdo navale alla foce del Tronto. Nei secc. XIV-XV vari domini signorili si susseguirono nel possesso della città. Dagli inizi del sec. XVI fino al 1860, rimase sotto lo Stato Pontificio, eccettuato il breve periodo napoleonico.

Urbanistica e monumenti. Il nucleo originario della città, situato nel tratto pianeggiante dove confluiscono il fiume Tronto e il torrente Castellano, conserva ancora la struttura rinascimentale con strade strette, fiancheggiate da palazzetti in travertino ascolano, convergenti nel corso Mazzini che traversa longitudinalmente la città. Al periodo romano risalgono tratti di mura del sec. III a. C., la Porta Gemina (sec. I d. C.) per la quale si entrava, e si entra ancor oggi, in città dalla via Salaria, il ponte Solestà (epoca imperiale) e resti di altre costruzioni.

Numerosi gli esempi di architettura romanica e gotica civile e religiosa: oltre ad alcune torri gentilizie (una delle più conservate è la torre Ercolani, alta 40 m) sono importanti il palazzo dell' Arringo, al quale fu affiancato nella prima metà del sec. XIII il palazzo del Comune; esternamente essi hanno, però, perduto l'aspetto originario in seguito all'unificazione dei due prospetti, realizzata (1683) dall' architetto locale G. Giosafatti.

Fra gli edifici religiosi, si distiguono la severa euritmia del Battistero, di forma ottagonale su base quadrata, e la chiesa di Sant'Angelo Magno, il cui prospetto, adorno di un bel portale e d'un rosone, è datato al 1292 (all'interno tele del Maratti e del Brandi); di San Giacomo, con resti di affreschi del sec. XV; di San Vincenzo e Anastasio, con una suggestiva facciata divisa in 64 riquadri un tempo affrescati; di San Francesco, una delle più importanti e più belle di Ascoli Piceno, in stile gotico, a tre navate e cupola poligonale; di Sant'Agostino, di San Pietro Martire, ecc.




Il duomo (S. Emidio), rinnovato nel 1482, ha una facciata rettangolare eretta su disegno di Cola dell' Amatrice e conserva all'interno il famoso polittico di C. Crivelli. All'intenso rinnovamento edilizio del periodo rinascimentale risalgono numerosi edifici pubblici e privati tra i quali il palazzo del Popolo, rimaneggiato nel 1520 da Cola dell' Amatrice, al quale è attribuito anche il monumento a Paolo III sulla facciata; il Chiostro Maggiore, sul lato sin. di San Francesco; i palazzi Bonaparte, Malaspina, ecc. Poche, e di scarsa importanza, le costruzioni barocche. Nei nuovi quartieri al di là dei due fiumi si va sviluppando l'edilizia moderna.

Musei. Pinacoteca Comunale, ricca di pregevoli dipinti di Cola dell'Amatrice, C. Crivelli, P. Alemanno, Tiziano, Guercino, Reni e altre importanti opere di artigianato. Museo Civico, che contiene soprattutto materiale archeologico. Museo Diocesana, nel quale sono raccolte opere di pittura e scultura provenienti dal duomo e dal palazzo vescovile.

Provincia di Ascoli Piceno. Ampia 2087 kmq e con 335.627 abitanti (340.758 nel 1991) con una densità di 163 abitanti/kmq, è divisa amministrativamente in 73 comuni, dei quaIi 60 con una popolazione inferiore a 5000 ab. Comprende i bacini del Tenna, dell' Aso, del Tesino e più della metà di quello del Tronto e si eleva da quota zero fino ai 2478 m del monte Vettore, nel gruppo dei Sibillini.

Notevole la varietà delle colture nel territorio intensamente produttivo: cereali, viti, ulivi, patate, leguminose da granella, ecc. Non mancano anche l'allevamento del bestiame e discreti boschi. Fra le industrie, oltre alla bachicoltura, si ricordano la produzione della calce idraulica, del gesso e del carbone da legna. Non molto sviluppate le comunicazioni: la linea ferroviaria Bologna-Lecce interessa solo il versante litoraneo, mentre la via Salaria taglia la provincia in due, passando per il capoluogo.