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La festa del Perdono


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Festa del perdono

Umbria

Il perdono? Una gran festa


L'Umbria è caratterizzata da grandi suggestioni mistiche, patria di santi, ma soprattutto di San Francesco. A Gubbio si svolge la festa dei Ceri, una delle manifestazioni religiose più significative in onore del patrono Sant'Ubaldo, che fu vescovo della città nel XII secolo. Quando il santo era in punto di morte, gli abitanti del borgo prepararono una luminaria che si protrasse poi per parecchi mesi, anche dopo la scomparsa del vescovo, nel 1160.

Questa tradizione, cosi come il ripetersi della luminaria, è proseguita nei secoli, e con il tempo i ceri sono stati sostituiti da tre gigantesche torri mobili in legno, con su le statue di Sant'Ubaldo il patrono della città e dei muratori, San Giorgio patrono dei commercianti e Sant'Antonio patrono degli agricoltori e degli studenti. Dieci cosiddetti ceraioli, portano a spalla i ceri guidati da un "capodieci" e da un "capocinque". Dopo una serie di cerimonie comincia la parte più esaltante della festa, la Corsa dei Ceri.

Dopo aver compiuto tre giri, sulla piazza Grande, i ceraioli si dirigono a gran velocità verso la cima del monte Ingino, verso la basilica dedicata al patrono. Durante la corsa, i partecipanti si danno il cambio con altri dieci ogni 70 metri, mentre il Primo capitano e il trombettiere, a cavallo, e il Secondo capitano, a piedi, aprono letteralmente in due la folla, affinchè nessuno intralci il passaggio.




I ceri vengono portati in quest'ordine: il cero di Sant'Ubaldo, con i ceraioli vestiti in giallo, poi quello di San Giorgio, con i ceraioli in blu, e quello di Sant' Antonio, coi ceraioli in nero. I ceri ritornano poi a Gubbio tra una luminaria di torce e canti religiosi. I ceri di Gubbio compaiono nello stemma della Regione Umbria.

A maggio nel comune di Gubbio ha luogo anche il primo turno del Palio della Balestra, che vede contrapposte la città umbra a di Sansepolcro in Toscana, dove, a settembre, viene disputata la rivincita. È una gara di tiro a segno con la balestra medioevale da postazione, un'arma pesante, con il lato superiore ricurvo che rappresenta l'arco di acciaio e la struttura vera e proprio in legno che contiene il meccanismo per caricarla. Non è sufficiente infatti la forza dell'uomo come nell'arco, occorre avvalersi del martinetto. I balestrieri, indossano costumi storici, seduti sul cavalletto, tendono la corda e scagliano la freccia che si dirige verso il bersaglio, situato a 36 metri di distanza.