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Città di Lucca

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Città di Lucca, arte e turismo

Città della Toscana nordoccidentale capoluogo di provincia con 54.280 abitanti, situata a 19 metri di altezza allo sbocco del fiume Serchio dalla Garfagnana in pianura. La città si è sviluppata sulla sinistra del fiume, soprattutto lungo le direttrici del traffico verso il mare e l'interno. Al centro di una produttiva regione agricola, è un importante centro commerciale, con notevoli industrie tessili e alimentari (oleifici). Il territorio comunale ampio 185 lunq, conta 90.995 abitanti (88.428 nel 1991).

Storia. Sorta su un'isola del fiume Serchio, fu occupata prima dai Liguri poi forse dagli Etruschi nel sec. V a. C. Fu colonia latina nel 180 a. C., municipium dopo la guerra sociale. Nel 56 fu sede del convegno dei primi triumviri. Sotto Augusta fu assegnata all'Etruria. La città, al principio del sec. IV, aveva già un vescovo, e pare che durante il regno dei Goti prosperasse. Retta da un dux et iudex nel periodo longobardo e da un comes nel periodo franco, cominciò a vedere l'ascesa del popolo, il quale acquistò maggiore importanza durante la lotta delle investiture.

L'appoggio dato alla parte imperiale le procurò notevoli privilegi (1081): proprio a quegli anni risalgono i primi consoli, segno di già definito governo comunale. Il comune, infatti, si consolidò nelle lotte contro Pisa, grazie all' acquisto dei diritti del marchese Guelfo sulla città e dintorni, fino al solenne riconoscimento ottenuto nel 1162 da parte di Federico Barbarossa. Le nuove lotte contro Pisa e l'alleanza con Firenze e Genova coincidono con una evoluzione antimperiale e antifeudale e poi con l'entrata nella Lega guelfa; nello stesso tempo al governo consolare succedeva quello podestarile.

Ma mentre nella città fiorivano industrie e commerci (lane e sete erano vendute dai Lucchesi in Italia e nel Nord Europa), sempre più forte si faceva la pressione fiorentina per il dominio delle vie che collegavano il Valdarno agli Appennini. Né mancavano all'interno del comune lotte di classi, che contribuivano a mettere in crisi le istituzioni e il governo comunale. Nel giugno 1314 la città fu presa e saccheggiata da Uguccione della Faggiuola e ridotta così in potere di Pisa. Contro la politica pisana si levò poco dopo Castruccio Castracani, che mosse contro Firenze, ma con la sua morte (1328) finì anche il suo piano.

Da questo momento si alternarono in Lucca varie signorie: dopo gli Antelminelli sorsero i Guinigi. Con Paolo Gllinigi si riaccese la lotta contro Firenze, in seguito alla quale fu perduto il contado, che però in gran parte fu riottenuto nel 1441. Per tutta la fine del sec. XV la città fu governata da gruppi oligarchici, espressione, come già i Guinigi, di interessi mercantili. Contrasti tra consorterie nobiliari e strati artigiani e popolari portano alla rivolta degli «straccioni» cioè dei tessitori (1531 -32) nerbo dell' economia lucchese. Domata la rivolta, il governo lucchese vietò la tessitura nelle campagne (1531) e l'accesso agli uffici pubblici di contadini e loro discendenti (1538). La riforma martiniana (1556) e il Libro d'Oro (1628) consolidarono il monopolio politico ed economico del gruppo dominante.

Anche il movimento riformatore, che caratterizzò Lucca sino al 1542, venne represso dall'autorità statale. L'esodo di gruppi riformati soprattutto verso Ginevra, e i fallimenti di grandi casate mercantili, se contribuirono a contrarre traffici e attività finanziarie, facilitarono la trasformazione del ceto dirigente da classe imprenditoriale in aristocrazia fondiaria, aggravando però la decadenza delle arti e la diminuzione della popolazione urbana. Deboli tentativi di riforma vennero compiuti, nei settori delle arti e dell' agricoltura, nella seconda metà del sec. XVIII.

All'inizio del 1799, poco prima dell'ingresso dei Francesi, comandati dal gen. Serrurier, il senato lucchese trasformò la repubblica aristocratica in democratica, ma in luglio la città fu occupata dagli Austriaci, che vi rimasero un anno. Tornarono, poi, per poco tempo (Lug.-sett. 1800) le truppe francesi e per meno ancora (sett.-ott. 1800) le austriache; quindi di nuovo i Francesi, che vi ristabilirono la repubblica democratica, con adeguata costituzione, finché, nel 1805, Napoleone, sopprimendo l'ordinamento repubblicano, affidò il governo al principe Felice Baciocchi, marito della sorella Elisa, che di fatto resse la città rinnovandone ampiamente l'amministrazione, compiendovi lavori pubblici e introducendovi il codice francese.

Alla Restaurazione, dopo esser stata governata per quasi tre anni (mar. 1815 dic. 1817) da un ufficiale austriaco, J. Werklein, fu assegnata, ai termini dell'atto addizionale del trattato di Vienna, in ducato a Maria Luisa di Borbone (1817-24), il cui figlio Carlo Ludovico la cedette al granducato di Toscana con il trattato del 4 ottobre 1847. Insieme con la Toscana fu quindi unita all'Italia (1860).

Urbanistica e Monumenti. Le mura cinquecentesche a perimetro trapezoidale, su cui si sviluppa una splendida passeggiata alberata, racchiudono tuttora la città che ha conservato l'impianto urbanistico romano perfettamente ortogonale. La fiorente economia dei secoli XI-XIII incrementò l'edilizia conferendole una ricca fisionomia medievale, mantenutasi in buona parte inalterata.




Il romanico lucchese ricalca i moduli dell' architettura pisana, compiacendosi però di un gusto decorativo più carico e raggiungendo effetti pittoreschi tra i monumenti è il duomo (San Martino, sec. X-XII) con facciata a tre ordini di loggette e portico (Guidetto da Como), con portali scolpiti attribuiti a Nicola Pisano, interno gotico con il tempietto quattrocentesco del Volto Santo (crocefisso ligneo di scuola antelamica), la famosa tomba di Ilaria del Carretto, opera di J. della Quercia. Fra Bartolomeo. Giambologna, D. Ghirlandaio, M. Civitali, C. Rosselli; S. Frediano (sec. XII) con mosaico bizantineggiante sulla facciata a timpano, fonte battesimale di M. Civitali, altare e tomba della famiglia Trenta di J. della Quercia, sculture di A. Della Robbia e affreschi di A. Vespertini; S. Michele con grandiosa facciata a cinque ordini di arcate cieche con crocefisso del sec. XII e opere di L. Della Robbia e Filippino Lippi.

San Giusto e S.ant'Alessandro con sobria facciata marmorea e la pisaneggiante Santa Maria Forisportam con dipinti del Guercino. Nei secc- XII e XIII Lucca si afferma anche come notevole centro pittorico soprattutto per l'opera di Berlinghiero e di suo figlio Bonaventura, fortemente influenzati di bizantinismo.

in forme gotiche, meno monumentali delle romaniche sorsero l'Oratorio di Santa Maria della Rosa (sec. XIV); San Romano, rinnovata nel '600 con opere di M. Civitali e R. Manetti; Santa Maria de' Servi; San Francesco con opere di Deodato Orlandi, Passignano, F. Zuccari; l'oratorio di San Franceschetto, Sant'Andrea, Sant' Anastasio (sec. XII-XIV). Numerosi gli edifici di abitazione medievali.

Fra gli edifici rinascimentali, vanno soprattutto ricordati quelli di M. Civitali: Palazzo Pretorio e chiesa della Santissima Trinità; palazzi Bernardini e Cenami di N. Civitali, San Paolino di Baccio di Montelupo, il palazzo Bernardi-Michelotti di B. Ammannati e quello della Signoria (terminato su disegni di Filippo Juvara). Nella villa Guinigi ha sede il museo civico.

Biblioteche. La biblioteca pubblica (oggi governativa), sorta con modeste origini conventuali, annovera oggi più di 4000 manoscritti, 800 incunaboli e circa 500.000 volumi. In Lucca ricordiamo pure la biblioteca capitolare (Sandeiana, dal suo fondatore vescovo Sandei), quella dell'Accademia di Scienze-Lettere. Arti e quella dell'Archivio di Stato.

Provincia di Lucca. Ampia 1712 kmq e con 380.356 abitanti (1991; densità 215 ab. per kmq), divisa in 35 comuni, comprende il bacino del fiume Serchio (regione della Garfagnana) e quasi tutta la zona costiera della Versilia. Oltre alle risorse agricole (cereali, olivi), sono da ricordare i marmi delle Alpi Apuane e l'attività turistico-balneare.