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Il Palio della Balestra: continua la sfida tra Gubbio e San Sepolcro


Balestrieri

Palio della Balestra avrà luogo tra Gubbio e San Sepolcro a fine maggio

Tra le innumerevoli manifestazioni che rievocano antiche giostre, un posto d’onore occupano i palii, il cui nome è legato all’antico drappo di stoffa che veniva consegnato al vincitore o alla contrada e che nel corso dei secoli è divenuto opera d’arte. Quando si parla di palio il pensiero vola a piazza del Campo a Siena, ma tradizioni di questo tipo sono ancora vive in molti altri centri. Di origini altrettanto antiche, il Palio della Balestra rievoca la sfida tra i balestrieri di Gubbio e i loro avversari della toscana San Sepolcro.

La rievocazione viene organizzata dalla Società Balestrieri della città di Gubbio e da quella di San Sepolcro e rientra nelle manifestazioni in onore dei santi patroni delle due città. La prima sfida si svolge l’ultima domenica di maggio a Gubbio in onore di Sant’Ubaldo; l’altra a San Sepolcro la seconda domenica di settembre in onore di Sant’Egidio.





All’interno dell’antica cinta muraria di Gubbio, nella suggestiva Piazza Grande, dal XV secolo quasi ininterrottamente i balestrieri vestiti in abiti medievali, si sfidano a duello, cercando di colpire il bersaglio o “tasso” e sottoposti al giudizio del console, del connestabile e di tutte le autorità cittadine, tutti in costume storico.

L’entrata delle due squadre è preceduta da squilli di trombe e rullii di tamburi e dal lancio delle bandiere dei vari quartieri ad opera di abili sbandieratori; un corteo di figuranti sfila per il paese con costumi rinascimentali ispirati ai dipinti di Piero della Francesca. La cerimonia segue regole che si ripetano inalterate da secoli, la benedizione delle armi e dei balestrieri, la lettura della sfida, il sorteggio e la sequenza dei tiri, riti che si ripetono intatti per mantenere viva l’atmosfera autentica di questa storica sfida.

La balestra è un’arma da getto che appare per la prima volta citata in documenti del XII secolo in cui veniva definita come “micidiale” per la potenza che poteva infliggere al suo proiettile, che prende il nome di veretta, verettone o quadrella secondo la forma. La balestra rappresentò l’arma più terribile fino al XV secolo, quando comparve la polvere da sparo e venne soppiantata da altre armi come l’archibugio. Quest’arma di precisione richiedeva un allenamento continuo e la specializzazione del corpo combattente, ed è per questo motivo che nacquero nei liberi comuni le società d’armi e le compagnie del popolo. Anche i comuni di Gubbio e San Sepolcro si dotarono di questi corpi d’armi, fondando la Società Balestrieri di Gubbio e la Società Balestrieri di San Sepolcro, che dal XII secolo mantengono vive regole e tradizioni di questa antica arte di guerra.





Fonte: https://www.culturaitalia.it