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Le feste e la religione in Sicilia

La Sicilia, terra che ha ospitato molte cività, mantiene, un forte legame con le la tradizione e col passato. Della presenza spagnola sono rimaste molte tracce nella tradizione religiosa che, unita al carattere colorito del popolo dell'isola, ha generato una forte intensità spirituale.

Un esempio fra tutti sono i riti della Settimana Santa. Dai Misteri di Trapani, al Cristo Nero di Caltanissetta, momenti veramente suggestivi, è utile segnalare il Venerdì Santo che si celebra a Burgio in provincia di Agrigento: una processione con un Cristo deposto parte dalla chiesa del Carmelo. La statua, delle dimensioni naturali di un uomo, viene portata verso il castello, nei pressi del quale viene posta una grande croce. Qui viene riprodotta la scena della crocifissione con due uomini anziani del paese, che intonano canti in dialetto arcaico riguardanti il sacrificio di Gesù.

A Riesi in provincia di Caltanissetta il Venerdì Santo, viene riprodotta la Passione di Gesù con pesanti statue di cartapesta, di un paio di metri d'altezza, portate a spalla dai credenti. Sulla piazza viene rievocato l'incontro tra Maria e il Figlio. Poi, le statue si dirigono verso una collinetta che rappresenta il calvario. Il Cristo viene crocifisso su una croce di legno grazie alle speciali articolazioni delle braccia della statua che rendono possibili questi movimenti, ai due lati della croce sono poste le statue della Madonna, di Pietro, Paolo, Giovanni e della Veronica. Al tramonto la statua di Gesù ormai morto viene deposta in un'urna e portata in processione con un passo molto particolare dai portatori. Per compiere circa cento metri impiegano molte ore.

Piana degli Albanesi in provincia di Palermo accolse più di 500 anni fa i primi albanesi che riuscirono a sfuggire alle popolazioni turche. E' passato mezzo millennio, ma gli abitanti di questo paese conservano le usanze del proprio stato di origine. La messa pasquale viene celebrata secondo il rito grecobizantino e dopo la messa, durante la quale il Vangelo viene letto in dodici tempi, come il numero degli apostoli, comincia la Processione del Santo Velo, che rappresenta la Sacra Sindone. A seguire le ragazze, con il caratteristico vestito e la cintura con una grande fibbia d'argento, con incise le immagini di San Giorgio e della Madonna Odighitria. Le signore del paese infine distribuiscono le uova dipinte di giallo o rosso, tipiche della tradizione orientale.

A Scicli, in provincia di Ragusa, dal Medioevo si svolge la Cavalcata di Scicli in onore di San Giuseppe, in ricordo della fuga in Egitto. Gli abitanti addobbano asini, muli e cavalli con meravigliose bardature ornate di fiori di "balucu", fiorellini purpurei e viole profumatissime. I metodi di tessitura dei fiori sono un segreto tramandato di generazione in generazione dalle famiglie del paese e le più belle vengono premiate da una giuria. Il corteo formato da animali e persone segue la sacra famiglia per le vie del paese e quando il corteo passa ogni quartiere brucia i propri falò, definiti "pigghiare".

A Santa Croce Camerina in provincia di Ragusa nel giorno di San Giuseppe, si celebra la festa delle Cene, con tavole imbandite dai prodotti locali offerti ai tre personaggi che rappresentano Maria, San Giuseppe e il Bambino. Specialità di queste cene è rappresentata dal pane lavorato e "decorato" con le storie di San Giuseppe: il pane ottenuto è paragonabile ad un'opera d'arte e spesso viene messo all'asta in piazza. Tutti gli abitanti del luogo offrono succulenti piatti agli amici e ai turisti durante i festeggiamenti.

Castelvetrano in provincia di Trapani è teatro invece di una processione laica, la Festa del lavoro del 1 maggio nella quale sfilano su carretti e trattori i vari mestieri, rappresentati con le tecniche del mimo. Vengono mimati ad esempio: un parrucchiere con cliente, la stalle con mucche, il panettiere nel suo forno, le tessitrici al lavoro con sfilata aggiuntiva dei tipici carretti siciliani e gruppi in costume.




A Melilli in provincia di Siracusa viene celebrata la Festa di San Sebastiano, mentre a Trecastagni in provincia di Catania si svolge la la Processione dei Nuri. Queste due feste vengono celebrate nel mese di maggio. Alla prima festa i partecipanti, dei pellegrini vestiti di bianco, con una fascia rossa a tracolla e i piedi scalzi entrano correndo in chiesa e depongono un mazzo di fiori e un cero dinnanzi alla statua di San Sebastiano intonando questi versi: "Noi veniamo da tanto lontano, viva, viva San Sebastiano!". Atri "offrono" al santo i bambini senza i loro indumenti, in un simbolico di devozione totale.

La processione dei "Nuri", nella notte tra il 9 e il 10 di maggio è una straordinaria corsa, nella quale si ripete l'usanza penitenziale, diffusa in Sicilia, di andare nudi in processione. Ovviamente i fedeli non sono completamente nudi ma indossano solamente calzoncini corti e una fascia rossa e depongono a un mazzo di fiori da dinanzi alla statua di Sant'Alfio.

A Casteltermini in provincia di Agrigento si celebra invece la "Sagra del Tataratà", nel mese di maggio, una manifestazione a suggello della pacifica convivenza tra Arabi e siciliani. La leggenda narra che una mucca in passato si inginocchiasse sempre nello stesso punto. I pastori, stupiti, decisero di scavare una buca in quel punto, e vi ritrovarono una croce in legno. A ricordo di questa scoperta venne dedicata la Festa di Santa Croce. La leggenda ha un seguito e narra che alcuni Arabi dopo questa scoperta si convertirono e in seguito parteciparono al corteo religioso, introducendo le loro usanze, come ad esempio la danza del "Tataratà". Ancora oggi, durante la processione si esegue una danza moresca, che rappresenta un combattimento, tra colpi di sciabola e rulli di tamburi.

L'8 giugno in Sicilia si festeggia un po' dappertutto un santo molto amato in queste zone: San Calogero. Si narra che Calogero, nel 1626, sia apparso a una suora, comunicandole la fine di un periodo di lunga epidemia di peste. Oggi la festa viene annunciata un mese prima da 21 colpi di petardi con le campane suonano a festa affinchè i fedeli possano preparare il "viaggiu", ovvero il pellegrinaggio. La parte più importante della celebrazione avviene quando la grande statua di San Calogero viene posizionata sulla "straula", che normalmente serve per trasportare il grano tirata con lunghe funi da centinaia di cristiani, giunti da ogni zona della Sicilia.

Il carro viene trascinato per circa un chilometro dal santuario al centro del paese, mentre molti fedeli, nel corso del tragitto, cercano di sedersi sulla straula chiedendo una grazia o per asciugare la fronte della statua del santo con delle pezze, in quanto si dice che sudi sotto il sole. La folla poi si disputa quei pezzetti di stoffa, considerati preziose reliquie. In contemporanea nel paese si svolge una fiera di primizie, coincidente con la mietitura e la trebbiatura e concretizzandosi con la lavorazione del pane, che viene prodotto riproducendo varie parti del corpo: i fedeli miracolati lo portano al santuario per farlo benedire e successivamente distribuirlo ai devoti.

Ad Acitrezza in provincia di Catania e ad Alcara Li Fusi in provincia di Messina viene festeggiato San Giovanni, con le solite processioni, ma anche con altre manifestazioni interessanti. Un esempio tipico è la tradizionale pantomima, chiamata Upisci a mari, che riproduce le fasi della cattura del pesce spada: un ragazzo rappresenta il pesce e viene inseguito da un equipaggio di marinai in barca. Dopo varie fasi si rovescia la barca, ma questo viene considerato come una sorta di rito propiziatorio per il futiro.

Ad Alcara Li Fusi si svolge la Festa del Muzzuni in origine festa pagana, celebrata il 21 giugno, giorno del solstizio d'estate, spostata al 24 giugno perchè per i cristiani è la data della decapitazione del Santo. Nei quartieri del paese vengono preparati altari addobbati, sui quali viene messo un vaso mozzato, in rappresentanza della falciatura del grano e della decapitazione del santo, che viene addobbato con oggetti, germogli di grano e primizie del periodo. Di fronte agli altari la gente prega e balla, mentre i giovani si scambiano promesse d'amore con l'intreccio dei mignoli della mano destra e recitano le formule del "rito del companatico".