comuni italiani

Castello Sforzesco


Regioni Italiane >> Lombardia >> Musei, Monumenti e Piazze >>



Il Castello Sforzesco di Milano

Il Castello Sforzesco, la dimora principesca dei duchi di Milano


L'aspetto attuale del Castello Sforzesco è in gran parte frutto della ricostruzione di Luca Beltrami a fine Ottocento. Dopo secoli di abbandono, ben poco era rimasto dell' antico splendore.


Di fronte all'alternativa di radere tutto al suolo e di far così scomparire anche gli ultimi resti del castello, venne approvato il progetto del Beltrami che, ispirandosi a edifici coevi ancora esistenti, lo ricostruì.



Castello Sforzesco     Il Castello Sforzesco a Milano     Milano, Castello Sforzesco



Nato come fortezza nel 1368, fu usato per circa mezzo secolo come residenza principesca dai Visconti. Distrutto dal popolo verso la metà del secolo XV, il Castello venne ricostruito da Francesco Sforza e successi vamente abbellito per fame la degna sede della corte ducale.


Sotto Ludovico il Moro e sua moglie Beatrice d'Este, diventò una delle più sontuose corti europee e vi operarono il Filarete, il Bramante e Leonardo. Con gli Spagnoli, il castello fu essenzialmente una cittadella militare e come tale affrontò le distruzioni delle guerre settecentesche.


Lo stesso Napoleone ne ordinò la demolizione, attuata solo in parte. Oggi si presenta come una mole quadrata in laterizio, di 200 m di lato, circondata da un profondo fossato.





Agli angoli sorgono due torrioni cilindrici e due torri quadrate. La facciata principale è sovrastata dalla torre del Filarete, alta 70 m, ricostruita dal Beltrami ad imitazione della preesistente torre rinascimentale.


Il recinto interno è composto da tre grandi cortili: il Cortile delle Milizie, il Cortile della Rocchetta e la Corte Ducale. L' opera più celebre dei Musei del Castello è la Pietà Rondanini, alla quale Michelangelo lavorò fino a pochi giorni prima della morte e che avrebbe voluto sulla sua tomba.


È anche il suo testamento spirituale con il quale, attraverso ripensamenti, successive distruzioni e l'uso del "non finito", raggiunse il più puro e drammatico lirismo.


in questa Pietà viene espressa non tanto lo tristezza quanto il tragico senso di vergogna dell'uomo di fronte al sacrificio di Cristo.